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sabato 10 gennaio 2009

MAFIA: PERCHE' PARLARNE? PER CAPIRNE UN PO DI PIU'

Inizierò da oggi a scrivere dei post dedicati a quanti credono che la Mafia sia un bene e non un qualcosa da combattere. La frase storica che molti hanno in bocca quando le cose vanno male e la politica non li soddisfa è sempre la stessa: "Quando c'era la vera mafia le cose andavano meglio".Quello che scriverò sarà tratto dalla marea di informazioni che circolano in rete. Tutto quello che scrivero' potrà essere riletto nell'etichettatura FATTI MAFIOSI sempre presente sul lato destro della pagina. Nessuna presunzione da parte mia ma soltanto un contenitore dove chiunque, se vuole, può chiarirsi le idee su questo fenomeno.

LA STORIA DI COSA NOSTRA PUO' ESSERE DIVISA IN CINQUE PERIODI

1860-1926 periodo della mafia rurale, dei campieri (o gabelloti).

Cerchiamo ora di approfondire l'evoluzione storica della mafia, evidenziando i momenti sia di continuità che di cambiamento. Molti studiosi fanno partire la storia della mafia dall'Unità d'Italia. E questo non perché prima fosse assente in Sicilia una qualche forma di criminalità che somigliasse a quella mafiosa, ma perché è in quel momento storico che si evidenzia un conflitto palese tra questa criminalità - che va organizzandosi in maniera sempre più rigida - e lo Stato.
L'Unità d'Italia in Sicilia accelerò fortemente un processo di fine della struttura feudale delle campagne, nel momento in cui integrò l'economia siciliana in quella del resto del paese. Inoltre, il nuovo governo piemontese si sovrappose ad una struttura sociale siciliana senza riuscire ad interagire positivamente con essa. Conseguenza di questi cambiamenti fu che nelle campagne i grossi latifondisti, che avevano detenuto interamente il potere fino a quel tempo, cominciarono ad aver bisogno sempre più di qualcuno che garantisse loro un controllo effettivo delle proprietà, sia per difendersi dal brigantaggio, sia per resistere alle nascenti pretese delle classi contadine per una più equa distribuzione del prodotto del loro lavoro.
Questo ruolo, che in altri paesi ed anche in altre zone d'Italia fu tipicamente un compito affidato alla classe borghese imprenditoriale, aiutata nella sua affermazione dallo stato liberale, venne assunto in Sicilia da alcuni personaggi che presero il nome di "campieri" (perché controllavano i campi) o "gabelloti", in quanto riscuotevano, per conto del padrone, le "gabelle". Quindi, fin dal principio, la mafia si delinea come un'organizzazione che assume dei ruoli pubblici per eccellenza, che altrove sono di competenza dello Stato.
Per farlo, i mafiosi ebbero fin dalle origini contatti molto stretti con il potere pubblico. A quell'epoca le collusioni più evidenti erano con il corpo dei "militi a cavallo", una forza di polizia addetta al controllo delle campagne. Poiché tali militi avevano una responsabilità diretta per i danni arrecati alle proprietà rurali, che erano tenuti a risarcire, avevano la tendenza a cercare di evitare i furti, spesso mettendosi d'accordo con briganti e mafiosi perché li facessero in territori non di loro competenza. Ma le collusioni, fin d'allora, non si limitavano ai bassi livelli, ma arrivavano a toccare le autorità prefettizie (che avevano allora molto più potere che oggi) e, segno di grande continuità con l'oggi, i politici. Ed è del tutto naturale che il terreno per queste collusioni era più nelle città, dov'era concentrato il potere politico, che nelle campagne. In questo senso, di recente, S. Lupo ha sostenuto che è un errore considerare la mafia delle origini soltanto come mafia rurale, in quanto il ruolo delle città, come luogo politico e commerciale, era invece molto importante.

CON QUESTO POST HO CERCATO DI FAR CAPIRE, AI POCHI CHE NON LO SAPESSERO, COME E PERCHE' NASCE LA MAFIA. NEI POST CHE SEGUIRANNO POTRETE LEGGERE ALTRE IMPORTANTI INFORMAZIONI.

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